Leggere le Scritture

Testi di Gioacchino La Greca

 

GIUSEPPE, L'UOMO DEI SOGNI

 

Gaetano Gandolfi: “Sogno di Giuseppe” 1790

Confesso che prima di buttare giù questo articolo ci ho pensato molto e la vena mi induceva ad essere ironico fin dal titolo. Avrei voluto scrivere infatti Giuseppe, più che casto, addormentato: sì perché nei pochi passi del vangelo in cui è presente, cioè in quelli di Matteo quando parla dell'infanzia di Gesù, egli appare sempre in stato di sonnambulismo e pronto a ricevere in sogno il messaggio divino che gli consiglia il da farsi. Ora l'argomento teologicamente è molto impegnativo e non possiamo liquidarlo in due battute, anche perché l'argomento del sogno nelle sacre scritture, specie vetero testamentarie, è molto presente e ne affronta diversi aspetti. A partire da Adamo nell'Eden, che mentre dorme e sogna magari la compagna, viene accontentato dal divino fattore che da una costola gli trae una donna. Oppure Abramo che in sogno riceve la chiamata da Dio alla terra promessa; viene invitato a contare le stelle per prefigurarsi il suo futuro popolo quando sempre in sogno dubita della promessa divina di dargli una discendenza. Per non dire di Giuseppe figlio di Giacobbe, che decifra i sogni ai fratelli e passa un sacco di guai prima di indovinare quelli del faraone e diventare viceré d'Egitto. E poi Mosè, Elia, i profeti, che parlano e decriptano i messaggi divini sia prima che durante le deportazioni babilonesi. Nel libro di Giobbe, Dio parla in sogno al povero malcapitato, che anzi lo implora di non mandargli più sogni funesti e incubi terribili; poiché non solo quelli buoni ma anche i peggiori incubi sono mandati da Dio, in linea con la teologia del bene e del male che quel libro sapienziale segue. Sempre il sogno ha avuto parte nella teologia delle sacre scritture come manifestazione del divino e della sua volontà, pur con tutti i distinguo del caso, perché in altri casi esso viene considerato roba da pagani e da maghi stregoni, che nulla hanno a che fare con la parola divina di Yavhé. Quindi come possiamo notare il sogno ha una lunga tradizione nella Bibbia e nella storia religiosa del popolo ebraico, per cui Matteo, l'evangelista che scrive per una comunità di ebrei dopo la diaspora e di cristiani che provengono dal giudaismo, che molto bene conosce le sacre scritture, usa il sogno sei volte nel suo vangelo, e in tre di queste il protagonista è Giuseppe, lo sposo di Maria di Nazaret. Giuseppe non spiccica una parola, ma obbediente come Abramo esegue sempre alla lettera e senza discutere i comandi del Signore. Se Abramo è simbolo della fede assoluta a Dio, lo stesso possiamo dire di Giuseppe, che nel racconto di Matteo raccoglie il testimone dei patriarchi ed è colui che porta il vecchio a transitare nel nuovo. Si avvera quindi la profezia che Luca, l'altro evangelista, narra in 1, 5-25, quando l'angelo annunzia a Zaccaria la nascita del figlio Giovanni. Egli infatti è destinato a condurre il cuore dei padri verso i figli, cioè contrariamente alla tradizione patriarcale e alla mentalità corrente del tempo, in cui i figli dovevano seguire i padri e la tradizione prevalere sul moderno, adesso si sovvertono i valori. È quello che accade a Giuseppe. Egli è tormentato dal sospetto, possiamo immaginare che non chiuda occhio la notte, o che se lo fa ha incubi peggiori di quelli di Giobbe. La futura sposa è incinta e lui non ne sa niente, non è l'artefice del misfatto. Spinto dall'essere giusto secondo la legge vuole denunciare la giovane fidanzata, e per lei sarebbe la morte per lapidazione. Ma Giuseppe salverebbe l'onore e la tradizione e sarebbe giusto di fronte alla legge di Dio. Ma ecco il sogno rivelatore," un angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse: Non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo". (Mt 1,20). Giuseppe non esita e accoglie l'invito, obbedisce ciecamente. La tradizione giudaica di un resto di Israele fedele a Dio, rappresentata da Giuseppe, lascia il posto al nuovo, che è questo figlio, come opera di Dio, che romperà la tradizione dei padri e del passato. È un passo ricco letterariamente e teologicamente, poetico persino, che usa tutti i mezzi della lingua e della tradizione scritturale dell'epoca, molto ben lontano dal nostro modo di parlare e scrivere. Altro episodio in cui Giuseppe sempre dormiente è protagonista, è narrato da Matteo quando Erode ordina la strage degli innocenti. L'angelo riappare a Giuseppe in sogno e gli impone: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, e fuggi in Egitto:resta li fino a nuovo avviso".." (Mt 2,13). Giuseppe viene associato ai patriarchi, deve salvare il nuovo Israele come Giuseppe dell'A.T. salvò i suoi. Nonostante sia un dormiente, l'azione di Dio tiene desti tutti i protagonisti. Giuseppe riporta l'antico Israele e il nuovo in Egitto e da li come nel primo Esodo mosaico, avrà inizio il nuovo Esodo messianico. E questo viene annunziato sempre in sogno, dall'angelo a Giuseppe, così come fu il primo annunzio dell'esodo dato a Mosè. Tre sogni, quasi ad indicare la totale e compiuta performance divina nei confronti dell'antico popolo che doveva accogliere il Nuovo, e Giuseppe in questa veste assume luce nuova e brilla di suo proprio, non più di riflesso al figlio o alla sposa. Credo che bisognerebbe rivalutare la figura di questo personaggio, non vegliardo e nemmeno credo casto come lo dipinge certa tradizione devota e infantile, armato di bastone fiorito in cima, e leggende fiorite nella fantasia dei pii devoti che tanto danno hanno fatto alla spiritualità in generale e cristiana in particolare. Poiché grande è la sua funzione oserei definire Giuseppe, in tema coll'argomento, il Bello Addormentato. colui che ha regalato un sogno nuovo alla umanità.

 

 

Immagine: http://www.settemuse.it/pittori_opere_G/gandolfi_gaetano/gandolfi_gaetano_503_joseph_s_dream.jpg

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