Leggere le Scritture

Testi di Gioacchino La Greca

 

 

La società religiosa al tempo di Gesù

 

Il processo a Gesù di Duccio di Boninsegna

 

I due gruppi principali al tempo di Gesù erano i Farisei e i Sadducei. Essi non erano delle "sette", neanche delle confraternite religiose come gli Esseni, e neanche mostravano caratteristiche politiche come gli Erodiani. Erano due correnti che, pur partendo da principi comuni e solenni della nazione giudaica, erano in aperto contrasto.

Le due correnti presero l'avvio ai tempi dei Maccabei, quando l'ellenismo venne in urto con il giudaismo. La rivolta dei Maccabei contro la politica dei monarchi seleucidi, che mirava a fare dell'ellenismo una cultura dominante in terra di Giudea, fu sostenuta dagli Asidei, il ceto più basso e povero, contro i facoltosi e le classi sacerdotali che volevano ellenizzarsi. La vittoria contro l'ellenismo ci fu in effetti, ma con la dinastia che successe ai Maccabei, gli Asmonei, la cultura greca, che forte premeva ai confini, riprese spazio proprio grazie a questi governanti che si schierarono apertamente con i sacerdoti per l'ellenismo. Questo atteggiamento di apertura verso la cultura ellenica parve blasfemo e in odor di apostasìa agli Asidei, i quali si "separarono" dai già favoriti Asmonei e si dichiararono ad essi ostili. Passando all'opposizione essi si chiamarono "perushim", separati, Farisei. I loro avversari, in maggioranza di stirpe sacerdotale, si chiamarono "sadducei", da Sadoch, capostipite di un insigne casato sacerdotale.

Nacque quindi questa separazione dei Farisei, di ordine nazionale religioso, e poi civile e politico. Tutto ciò che non era giudaico era "impuro", poiché giudaismo, religione e purità legale erano inscindibili. Qui sorgeva il contrasto dottrinale coi Sadducei su quale era la vera norma che doveva guidare il giudaismo. I Sadducei rispondevano che era la Torah, cioè la Legge per eccellenza, scritta e consegnata a Mosè come statuto fondamentale e unico. I Farisei invece ritenevano che la Torah fosse solo una "parte" perchè insieme con essa c'era una parte non scritta, la Legge orale, formata dagli innumerevoli precetti della tradizione. Questa legge orale era costituita da un materiale immenso; comprendeva elementi narrativi, precetti pratici, che andavano dalla vita quotidiana, alla vita civile e religiosa, rendendo cavillosa e pesante la loro osservanza e attuazione per gli uomini. Queste prescrizioni non avevano nulla a che fare con la Torah, salvo usare in maniera arbitraria questo testo, con esegesi ancora più arbitrarie per accreditarne la veridicità, sostenendo che i 613 precetti che Dio aveva dato sul Sinai erano completati dalla Legge orale che Dio stesso aveva dato a Mosè. Anzi col passare del tempo, mentre gli Scribi elaboravano il materiale della tradizione, questa Legge orale cominciava ad assumere maggiore importanza delle legge scritta o Torah. Si elaborò così il libro che raccoglie questi insegnamenti, il Talmud, dove si legge che maggior forza della Torah ha la parola degli Scribi, i dottori della legge. Da qui venne che i Farisei potevano legiferare a loro piacimento, trovando nella Legge orale tutto ciò che serviva. I Sadducei rifiutavano come modernismo e deformazione della vera legge scritta  - la Torah -  queste trovate farisaiche, e si definivano "conservatori della tradizione scritta" pur essendo modernamente aperti all'ellenismo. Appoggiandosi così alle classi aristocratiche evitavano di imporre pesi e fardelli, che i Farisei invece, in virtù della osservanza dei precetti del Talmud, esercitavano sulle classi più umili della plebe che li sostenevano.

Le due correnti in lotta compaiono per la prima volta al tempo degli Asmonei, con Giovanni Ircano, figlio di Simone ultimo dei Maccabei. Si ebbero guerre lunghe e sanguinose, e i Farisei ebbero il loro periodo d'oro con Alessandra Salome, con la quale la maggioranza nel Sinedrio passò ai Farisei, mentre i Sadducei furono o esiliati o messi a morte. Da allora il giudaismo fu improntato dalle dottrine farisaiche, mentre ai Sadducei rimase l'autorità nel Tempio e l'influsso sulle grandi famiglie sacerdotali.

Quanto alle dottrine ecco cosa insegnavano i Farisei: interpretano con accuratezza le leggi, attribuiscono ogni cosa al Destino e a Dio, ogni uomo opera bene secondo la sua volontà alla quale coopera anche il Destino, ogni anima è incorruttibile, ma solo quella dei malvagi è punita col castigo eterno.

I Sadducei invece escludono il Destino e ritengono Dio incapace del male, e che è in potere dell'uomo la scelta tra il bene e il male, dalla quale dipende la punizione o il premio nell'Ade. Essi negano la risurrezione, gli angeli e gli spiriti, secondo il contenuto della Torah.

I Farisei invece si dedicavano allo studio della Torah, al quale non era maggiore né la costruzione del Tempio, né l'onore al padre e alla madre. La Legge era tutto per i Farisei, ad essa loro consacravano l’esistenza, nulla doveva separarli dalla Legge, neanche in punto di morte si poteva trasgredire.  Da essa si traeva la vita civile e religiosa, e, in una società  nella quale il popolo accettava la teocrazia in maniera piena, la Legge era tutto.  La Legge verteva su tre punti: il riposo del Sabato, il pagamento delle Decime al Tempio, la Purità rituale. Ma conteneva anche moltissime sentenze che nel corso dei secoli si erano tramandate e trovavano applicazione pratica. Per cui il Talmud in massima parte si presenta come la raccolta di tali sentenze trasmesse oralmente dai dottori della Legge. I disparati argomenti che minuziosamente e cavillosamente dovevano servire da guida anche nelle piccole azioni quotidiane, trovavano il loro fondamento spirituale nella predicazione profetica sedimentata nell'animo della nazione, che parlava di altissima moralità e intima religiosità. Ma la spiritualità veniva soffocata dalla ricercatezza della materializzazione dei precetti, per cui l'ispirazione divina perdeva la sua forza e la Parola di Dio, da sorgente di acqua viva, si tramutava in pozzo profondo e screpolato che non serba acqua. Non tutto era menzogna nella legge dei Farisei, ma il troppo inutile sovrastava l'utile, il ciarpame copriva lo spirito, poche perle in troppo mare. Non tutti erano cattivi, ma Gesù si scagliò contro di loro perchè applicano la loro legge in nome di Dio, e avevano fatto dei precetti di uomini la legge di Dio. È interessante come i rabbini distinguevano i Farisei in sette tipi: il fariseo Sichem che trae vantaggi materiali (Genesi 34); il Fariseo noqpi, quatto quatto, che mostra falsa umiltà; il Fariseo salasso, che si ferisce e batte la testa contro i muri per non guardare le donne; il Fariseo pestello, che cammina curvo come pestello nel mortaio; il Fariseo che chiede qual è il suo dovere da compiere, occupatissimo e quindi non in grado di compierli. Il Fariseo per amore, che opera per amore della mercede; il Fariseo per timore, che opera per timore di Dio.

Gesù condanna con invettive il loro operare ipocrita e da commedianti, chiamandoli sepolcri imbiancati, putridi dentro, che si sono seduti sulla cattedra di Mosè, invitando a non fare le loro opere. I Farisei miravano al grande scopo di raggiungere la purezza legale e si mantenevano collegati fra loro  e separati dall'impuro. La loro associazione si chiamava haberuth, "colleganza". Tutti gli altri non collegati erano il "popolo della terra", detto in modo dispregiativo, e nessun Fariseo doveva avere contatti con questi che non conoscono la legge e non sono uomini pii. Era una vera e propria discriminazione di casta con il popolo della terra, del quale si diceva che era lecito trafiggerlo con lancia il giorno del sabato, non gli si poteva vender frutta, ospitarlo, sposarsi. Ecco perchè il moribondo non poteva essere soccorso dal sacerdote e dal levita e lo fece il samaritano. Il popolino e le donne sopratutto stavano dalla loro parte e nutrivano per essi una stima illimitata.

Gli Scribi, erano al tempo di Gesù laici di princìpi farisei, erano i dottori della legge, mentre tra i Farisei pochi di loro potevano vantarsi di esserlo. Fin dall'esilio di Babilonia, quando il popolo perse tutto tranne la Torah, vi furono uomini che consacrarono la loro vita all'unico bene rimasto, la Legge, per conservarla e trasmetterla. Grandissima era la sua autorità, fino a diventare un vero trono di gloria contrapposto al trono del sacerdozio. Diciamo che poco tempo è passato da allora, vista l'influenza che hanno i magisteri teologi ufficiali e i vescovi, due troni di gloria appunto!  Lo Scriba era il vero padre spirituale del popolo, il suo catechista ed educatore morale, essendo il sacerdote solo per la funzione liturgica. Anzi disinteressandosi della legge, il sacerdozio si era indirizzato verso i Sadducei, mentre lo Scriba della legge era diventato sempre più fariseo, predicando quale rappresentante di Mose nelle sinagoghe, aggirandosi come modello di santità per le vie della città. Quaranta anni di studi ai piedi di un maestro, erano richiesti per diventare dottore della legge, e si iniziava in età puberale, con veglie, sacrifici, tirocini faticosi, povertà, tutto pur di possedere la legge. E chi la possedeva era più ricco di un re, più glorioso di un sommo sacerdote.

Dai Farisei sono discesi come corrente gli Zeloti e i Sicari. Gli Zeloti amano la libertà e ammettono solo un Dio unico capo e signore. Essi erano zelanti applicatori della legge nazionale religiosa. Avversarono la dominazione romana spingendosi fino ad aperte rivolte soppresse nel sangue, mentre i loro ex alleati farisei si mostravano sempre più proni al dominio straniero. Nacque nel tempo una lotta sotterranea contro i romani, che li vide impegnati a subire imboscate e attacchi isolati da zeloti armati di un corto pugnale chiamato "sica" da cui il nome sicario, assassino. Sicari e Zeloti scomparvero negli anni 70 quando con la distruzione del Tempio si compì la completa sottomissione a Roma.

Gli Esseni invece non sono nominati nel Nuovo e Antico Testamento. Erano una corrente religiosa, associazione, con centro principale all'oasi di En Gaddi, sul Mar Morto. Avevano regole simili agli ordini monastici cristiani. Per entrarvi occorreva un noviziato di un anno, si riceveva un battesimo, cioè una rinascita alla nuova vita associata o monastica, dopo due anni di probandato e poi l'affiliazione sotto giuramento solenne. Vigeva la comunione dei beni, fondi comuni, il celibato. Si lavorava e si pregava, forse ispirando S. Benedetto mille anni dopo, e il pasto comune aveva l'ufficialità del sacro, con riti di purificazione e abiti sacri. Si osservava il sabato e il suo riposo, si aveva somma venerazione per Mosè. Erano considerati un Hortus conclusus, del quale si ammirava la religiosità, ma rimanendovi al di fuori. Non ebbero influenze politiche, e in ogni caso sul giudaismo non esercitarono nessun potere.

In questa situazione politica e religiosa, Gesù trovò un palcoscenico adatto alla sua predicazione; la legge aveva preso il posto di Dio presso gli uomini, e sulla cattedra di Mosè sedevano gli Scribi che, ad onta del loro meritevole passato e del loro presente oscuro, avevano fatto della legge un carico pesante da portare per tutti. Il legalismo umano si era sostituito all'amore divino, nessuna pietà era prevista per chi era popolo della terra e trasgrediva la legge dei Farisei. Il tempio di Gerusalemme era diventato il Tempio di Mammona, ove gli interessi dei sacerdoti erano solo il potere e la ricchezza, e nel Sinedrio si decideva contro il popolo oppresso a favore dell'impero di Roma. Tutto era pronto, era arrivato il Kairos, la pienezza dei tempi, affinché la Parola di Dio potesse risvegliare il sentimento degli uomini spento da troppo tempo.

Gesù di Nazareth opera tutto ciò mettendo al centro del suo interesse e del suo operare l'uomo, e non la legge. Trasgressore fin da subito, egli sa che corre verso la morte, condannato già al suo primo apparire, perseguitato nella sua sinagoga, egli sfida apertamente il potere dei sacerdoti, degli scribi e dei farisei persino nel Tempio, scacciando i cambia valuta, i mercanti, apostrofando i sacerdoti come furfanti, i farisei come commedianti. Il triste epilogo della sua vita sfocia nel trionfo della resurrezione, i suoi nemici non accettano la sconfitta, ma non accettano la sua morte neanche i suoi discepoli, che lo sperimentano risuscitato dalla potenza di Dio, e come tutti i giusti innalzato in cielo.

La legge dell'amore che lui iscrisse nel cuore degli uomini, cancellando la legge della pietra di Mosè, rimane eterna a mostrare la gloria di Dio sulla terra. 

 

 

 

 

 

 

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